Juve, Pjanic: "Allegri? Se sono un grande giocatore lo devo a lui"

© Marco Canoniero

Il bosniaco: "Non farà fatica a trovare una grande squadra. Totti e De Rossi via dalla Roma? Li ho sentiti e ne ho parlato con loro, fanno fatica a darsi una spiegazione. Nainggolan? Dovrebbe essere più discreto"

TORINO - Il centrocampista della Juventus Miralem Pjanic si è raccontato a Vanity Fair, toccando diversi argomenti, da Allegri alla Roma, dalla famiglia alla religione. Queste le sue parole: "Allegri è uno che ti dice le cose in faccia, ci sentiamo spesso. Ora vuole solo riflettere un po', ma non avrà problemi a trovare una grande squadra. Mi prendeva in giro - spiega il bosniaco -, sosteneva che appena arrivato dalla Roma non fossi in grado di fare passaggi più lunghi di cinque metri. Ma se sono diventato un grande calciatore lo devo solo ad Allegri".

"Un mistero Totti e De Rossi via dalla Roma"

Pjanic, poi, ha parlato di due suoi ex compagni: "Totti e De Rossi? Non mi capacito ancora di come siano stati trattati dal club. Ne ho anche parlato con loro - rivela -, sono dispiaciuti e non riescono a darsi una spiegazione. Totti si è tirato fuori da una situazione che non gli stava bene, non condivideva le modalità di gestione del club e il suo ruolo. Era convinto di poter dare di più e so che ci sta male. Quello che hanno fatto a De Rossi è un mistero. Quando vedi partire i più bravi anno dopo anno poi ti fai delle domande, e alla fine ti stufi. Mi dispiace anche per Nainggolan, co che ragazzo e che calciatore è. Ma spesso commette sbagli evitabili, è troppo diretto e aperto, dovrebbe essere invece più discreto. Ma ha vissuto tutta la sua carriera in questo modo, forse da il meglio di sé in queste situazioni: comunque spero ne esca".

"La mia è una famiglia umile"

"Vengo da una famiglia umile, senza idee strambe in testa: per farla breve, hanno rispettato le mie scelte. Come quella di andare a giocare al Metz a tredici anni, nonostante mi volessero squadre più blasonate. Idoli? Campioni come Salihamidzic, volevo diventare come loro e far felice la mia gente. Quando ci siamo qualificati ai Mondiali ho pianto di gioia. L'Islam? Con la religione ho un rapporto normale, ma bellissimo, come dovrebbe essere. Senza estremismi, anni luce lontano da quei pazzi che uccidono in nome di Maometto. Prego quando sento la necessità, di certo non cinque volte al giorno. In moschea a Torino? Mai andato" ha concluso il bosniaco.




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